Difendere il vitalizio – Significa difendere la Democrazia – No a visioni plutocratiche

Difendere il vitalizio – Significa difendere la Democrazia – No a visioni plutocratiche

Non si difende la posizione di una casta ma un principio di carattere generale. Respingiamo una visione plutocratica e antidemocratica. Respingiamo il tentativo di chi vuole tornare al un sistema politico per censo. Sarebbe un pericoloso passo indietro. L’articolo 50 dello Statuto Albertino disponeva che le funzioni di senatore e di deputato non comportassero alcuna retribuzione o indennità, fu solo con la legge giolittiana del 30 giugno 1912 n. 365 che la indennità parlamentare fu introdotta nell’ordinamento italiano.Va inoltre ricordato che l’istituto è espressamente riconosciuto dall’articolo 69 della Costituzione repubblicana, che dispone al riguardo:” I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilità dalla legge”.In sede di Assemblea Costituente la II Sottocommissione motivò la proposta di indennità in questo modo:” I deputati ricevono una indennità nella misura fissata dalla legge per garantire in ogni caso l’indipendenza economica e il doveroso adempimento del mandato”.In queste ragioni dunque stanno il fondamento e la esigenza della indennità: garanzia di non essere soggetti economicamente ad alcuno; garanzia di avere i mezzi necessari ad assolvere la funzione.Va poi ricordato che la legge 9 agosto 1948 n. 1102 “Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento) dispose che ai parlamentari fosse corrisposta una indennità mensile di 65.000. Quella legge fu presentata dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi A.C. 25 e cofirmata dai Ministri Vanoni e Pella.L’attuale Ministro dell’Economia dovrebbe soffermarsi sul valore di quelle scelte soprattutto di De Gasperi e di Vanoni che andrebbero qualche volta presi a modello. Né può penare che tutti i parlamentari presentino il 740 del suo livello o quello di Berlusconi o ancora della schiera di avvocati-deputati di ogni schieramento che conciliano disinvoltamente la professione con il mandato parlamentare senza alcuna flessione nei volumi dei ricavi. Ma già oggi ci sono parlamentari di serie a e quelli di serie B. Quelli di serie A sono quelli che cumulano le attività, quelli di serie B sono invece quelli a mettersi in aspettativa per mandato elettivo. Tra questi rientrano soprattutto i dipendenti pubblici e i lavoratori dipendenti.La stessa destra, nel 1948, rappresentata allora da Almirante, seppe distinguere tra valori costituzionali e qualunquismoAnche in quel periodo si manifestarono polemiche sul malcostume parlamentare, momenti difficili come il Piano casa e l’anticipo di duemila lire ai pensionati!. Eppure quel Governo e quel Parlamento era capaci di resistere ad ondate demagogiche.La legge n . 1102 fu abrogata dalla legge 31 ottobre 1965 n. 1261, tuttora in vigore. Ai sensi dell’articolo 1 della legge l’indennità spettante ai membri del Parlamento a norma dell’articolo 69 della Costituzione per garantire il libero svolgimento del mandato è regolata dalla stessa legge ed è costituita da quote mensili comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza. Gli uffici di Presidenza delle due Camere determinano l’ammontare di dette quote in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo loro dei magistrati con funzioni di Presidente di Sezione della corte di Cassazione ed equiparate.Gli uffici di Presidenza in attuazione della legge di cui copra hanno a suo tempo deciso che la indennità spettante ai membri del Parlamento è parametrata al 96 per cento del trattamento attribuito ai magistrati. Tale limite a seguito della successiva riduzione del 10 per cento operata dagli Uffici di Presidenza è stato portato all’86 per cento.La legge finanziaria del 2007 ha inoltre sospeso per cinque anni la indicizzazione dell’indennità.Il vitalizio non è una pensione, ma il mezzo per la prosecuzione della attività politica.Sono correzioni significative.Non può essere considerato il danno temporale che si determina con l’esercizio della attività parlamentare per alcuni anni che finisce per provocare un danno per chi esercita una attività libero-professionale e danni gravissimi per i lavoratori dipendenti fino a vere e proprie forme di discriminazione.I costi della politica sono altri: rimborsi elettorali ai partiti, finanziamenti ai partiti, anche a quelli scomparsi, sussidi all’editoria di partito e non.I partiti con l’avvento della seconda repubblica dovevano esser slim (leggeri), ma ad essi corrispondono rimborsi pesanti.Tutto ciò premesso per sottolineare che l’assegno vitalizio per gli ex parlamentari è legato alla indennità parlamentare. Infatti in base all’articolo 1 dello specifico regolamento i parlamentari sono assoggettati al versamento dei contributi dal giorno di inizio della corresponsione dell’indennità parlamentare la cui misura è stabilità dagli uffici di Presidenza trattenuta d’ufficio sulle indennità parlamentari. E’ stato sufficientemente valutato tutto ciò. Non vi è forse un vincolo di solidarietà? Il fondo si alimenta con i versamenti dei parlamentari in carica.I requisiti per conseguire l’assegno vitalizio sono divenuti sempre più rigorosi e stringenti.Si porrebbero problemi in ordine all’assegno di riversibilità al coniuge e agli orfani.La difesa di questo istituto è dunque una difesa del Parlamento, secondo i principi fissati dai costituenti e della sua centralità. Va perciò respinta la ondata demagogica la pressione delegittimante frutto spesso di disinformazione.Sono questi gli scandali o sono altri.No alla demagogia. Si alla serietà delle proposte.E’ il momento di passare dalla retorica alla razionalità.Noi riteniamo che lo status di parlamentare sia essenziale per lo svolgimento della sua funzione pubblica che deve essere esercitata in piena autonomia e indipendenza di giudizio secondo il dettato costituzionale.L’indennità e il vitalizio sono strettamente connessi nella loro funzione di garanzia della libertà di deliberare e assumono il significato di valore democratico.Il vitalizio non è una pensione, ma una assicurazione di vita rivolta a garantire anche nel futuro la indipendenza del parlamentare cessato dal mandato ed è fondata su un principio di mutualità e, quindi con il concorso di contribuzioni solidali. Le caratteristiche peculiari del vitalizio sono state peraltro definite da due determinazioni della Corte Costituzionale del 1994 con la sentenza n. 289 e del 2007 ordinanza n. 89 che non possono non essere tenute in considerazione.La questione del vitalizio è un tema delicato perché non possono essere sottovalutati i pericolosi effetti antidemocratici che vanno oltre la dimensione economica.Quelli che attaccano il vitalizio non si rendono conto che stanno facendo il più grande regalo al Ministro dell’Economia che può agitare sui quotidiani questi argomenti sulla casta e sull’antipolitica, può offrire una facile esca, nascondendo le reali scelte che stanno dietro alla manovra di correzione dei conti pubblici e che la demagogia fine a se stessa impedisce realmente di intravvedere.Dobbiamo e vogliamo difendere i presidi materiali della libertà e della autonomia parlamentare. Vogliamo evitare che si ritorni allo Statuto Albertino; rifiutiamo la democrazia per censo, quella degli opulenti e dei lobbisti, dei mediatori, degli affaristi e della corporazione degli interessi. Ci fermiamo qui.Noi siamo un’altra cosa.

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