Il superministro dell’Economia interprete della Corte Costituzionale
Il superMinistro dell’Economia non ha rinunciato ad un intervento successivo alla approvazione della manovra finanziaria con maxiemendamento dello stesso Ministro. Lo fa con una irrituale lettera ai Capigruppo di maggioranza di Camera e Senato e non a quelli di opposizione! Non si capisce perché non abbia investito direttamente i Presidenti delle Assemblee legislative, come sarebbe stato più corretto, o il neo Segretario Politico del suo partito ove avesse desiderato un impegno politico forte nella applicazione della norma.
Il SuperMinistro dell’Economia esprime il suo pensiero in ordine alla applicazione del comma 22 bis dell’articolo 18 della manovra finanziaria. Lo fa per sgomberare dubbi, per eliminare incertezze. Non ce n’era bisogno.
Non vuole lasciare neppure alle Camere nella loro interezza il potere di interpretare. Preferisce dialogare solo con la sua maggioranza. Già su questo punto ci sarebbe da discutere. Riconosce l’indicazione della Corte Costituzionale rispetto al “ regime speciale che trova il suo assetto non nella legge, ma in regolamenti interni delle Camere”, ma poi non è conseguente. Non rinuncia a dire la sua, a imporre la sua visione teleologica.
Il Ministro dell’Economia cita la sentenza della Corte Costituzionale n. 289 del 1994 ma lo fa in modo parziale. Dimentica quello che la Corte scrive prima della sua citazione. Lo facciamo noi per amore di verità.
“ La diversità tra assegno vitalizio e pensione – pur variando in relazione alla diversa tipologia dei vitalizi previsti dalla legislazione in vigore – assume, d’altro canto, un’evidenza particolare in relazione ai vitalizi spettanti ai parlamentari cessati dal mandato, dal momento che questo particolare tipo di previdenza ha trovato la sua origine in una forma di mutualità.
Per poi proseguire così recitando…
“L’evoluzione che, nel corso del tempo ha caratterizzato questa particolare forma di previdenza ha condotto anche a configurare l’assegno vitalizio – secondo quanto è emerso dai dati acquisiti presso la Presidenza delle due Camere – come istituto riconducibile al modello pensionistico e, in particolare, profili tipici del regime delle assicurazioni private. Con una tendenza che di recente ha accentuato l’assimilazione del regime dei contributo a carico dei deputati e dei senatori a quello dei premi assicurativi”.
In un momento di difficoltà tutti siamo chiamati a fare la nostra parte di responsabilità a offrire la nostra concreta solidarietà. La nostra visione di una società che privilegia il bene comune, la centralità della persona non è di oggi, né di ieri. Viene da lontano. Viene dal codice di Camaldoli; viene da una ispirazione vanoniana che guardava ad un rapporto forte di fiducia tra cittadini e fisco. Rifiutiamo la facile demagogia sulla casta che serve a nascondere i reali problemi del Paese e i precari risultati di politica economica. Ci sarà il tempo per fare poi un pò di conti sulla reale efficacia di tali misure.
Quello che non è accettabile è lo stravolgimento delle regole, la loro forzatura, il tentativo di imporre.
Forse al Ministro dell’Economia mancano in questo momento i consigli giusti.
Roma, 20 luglio 2011