I cattolici e la politica
di Domenico Rosati


Logica della mediazione o della presenza, valori componibili o non negoziabili, partito unico o «tensione unitiva», alleanze omogenee o patti con il diavolo.
La partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana ha attraversato numerose fasi e ha collaudato schemi che oggi risultano superati. Ripercorrere le strade già battute serve a capire dove si è arrivati e a comprendere le glorie e le miserie delle imprese compiute. È la condizione necessaria, non sufficiente, per intraprendere un nuovo corso. Solo una ricognizione sincera e, dunque, impietosa consente di guardare avanti liberi dall’incubo del già vissuto. La posta in gioco è il mutamento della qualità dell’azione politica, il recupero della sua funzione di servizio anziché di pratica del potere. Con un fine di umanizzazione della vita che rigetta la cultura dello scarto insita nella logica mercantile che domina la produzione e gli scambi.
Queste parole dell’editore per richiamare i contenuti del libro di Domenico Rosati giá Presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) dal 1976 al 1987, poi senatore della Repubblica dal 1987 al 1992. Rosati ha lungamente collaborato con Caritas Italiana per i problemi delle politiche sociali, è commentatore per quotidiani e periodici e autore di saggi, tra cui Biografia del centrosinistra. 1945-1995 (Sellerio 1995) e Il laico esperimento. Lavoratori cristiani tra fedeltà e ricerca. 1976-1987 (Edup 2006).
Oggi sul libro di Rosati si sono confrontati Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci, Giovanni Bottalico, Presidente delle ACLI, Alessandro Plotti, vescovo emerito di Pisa e Gerardo Bianco, presidente associazione ex parlamentari.
Ha introdotto i lavori Claudio Sardo giá direttore dell’Unitá. Naturalmente non sono mancati i richiami alle parole di Papa Francesco rispetto alle disuguaglianze, alla societá della disintermediazione, alle sollecitazioni ai cristiani a non restare nelle retrovie, ad avere più coraggio.
Da uno storico laico come Vacca v’è il riconoscimento del magistero del Papa che parla a tutti anche ai non credenti che possono trovare terreno di ricerca comune sulla globalizzazione, sulla economia, sulle guerre. Riconosce l’errore della sinistra che ha preferito la strada della contrapposizione sulla fecondazione assistita, che leader del passato non avrebbero compiuto.
Botralico è rimasto sui temi sociali, sottolineando come la crisi economica e sociale sta impoverendo ceti sociali. Rivendica il metodo democratico come storicamente consolidato nelle Acli ribadito sulla legge elettorale, sulla politica internazionale. Papa Francesco ci sollecita a riacquistare il primato della speranza a riflettere su povertá denaro e pace. La parola povertá tende a scomparire dal dibattito, nonostante sia aumentata quella assoluta. Non se ne parla, invece va ma acquisita come prioritá. Il progetto reddito inclusione sociale è un modo concreto per dare sostanza alla politica della misericordia. Va spezzata la idolatria del denaro. Promuovere un nuova cultura incentrata sulla solidarietá. La solidarietá è lottare contro le cause strutturali della povertá. La pace richiede saggezza e lungimiranza come la posizione contro la guerra in medio oriente. C’è nei cattolici poca attenzione su questi temi mentre stiamo vivendo la terza guerra mondiale ma a pezzi. Il libro ci dischiude coraggiose linee di impegno.
Poi è intervento Alessandro Plotti che ha portato la sua lunga esperienza dentro la CEI. Ha voluto porre interrogativi seri a cominciare dalla verifica dello stato di salute del popolo di Dio che si trova ad affrontare la novitá dei problemi posti da Papa Francesco. La massa soffre di malattie, ma curabili. Si sofferma in particolare su: 1) la natura del dissenso. È più sviluppato di quanto immaginiamo. Con il timore che possa ledere la unitá della fede. Oggi è impossibile discutere, farsi ascoltare avere il coraggio di manifestare il proprio dissenso. C’è degrado. Si evita il confronto per paura che possa manifestarsi. Mancano i luoghi dove confrontarsi. Questa paura di gestire il dissenso ha portato a un indebolimento della partecipazione. Le cause sono tante. Oltre l’individualismo, manca lo spazio per confrontarsi. Il Papa è tornato sul fondamentalismo cristiano. La nostra relazione non deve essere immobile. Cercare la veritá è diverso dal possederla o manipolarla. Troppi cristiani pensano di essere al sicuro dentro un pensiero omogeneo. Camminare insieme per trovare risposte adeguate anche nel dissenso, purchè pluralista. I cattolici non si mettono in posizione di difesa per trovare nuove speranze e nuove prospettive. Camminare insieme con il passo giusto. Troppe contrapposizione ci sono state in passato. Ricordano come nel convegno del 1975 su Evangelizzazione e Promozione umana fu fatto tacere il segretario della CEI. Dunque avere coraggio. Ci deve essere spazio. Liberarsi dalla paura del dissenso. 2) i Valori non negoziabili. Troppo relativismo etico. Ci sono valori naturali. v’è Fardello di esasperazione dottrinale che allontana anzichè avvicinare le persone. Ricorda gli schiaffi delle leggi sul divorzio e sull’ aborto. La democrazia non è fondata su questo ma nella sovranitá del popolo. Dobbiamo formare le coscienze e qui la chiesa è stata latitante anche da questa malattia. La ricerca della veritá deve essere fatta insieme. Ritrovare una linea portante di una antropologia evangelica. V’è stato il tentativo di ceizzare tutto. Le CEI sono nate per dare collegialitá non per centralizzare. Si creano miti e guasti. Ultimo punto richiamato da Plotti: 3) l’autonomia dei laici ricordando il pensiero di Lazzati. Ci sono protagonisti o gregari, ma oggi sembrano graditi i gregari quelli che si accodano. I laici hanno molto da dire alle gerarchie. L’autonomia che nasce e porta ad assumersi responsabilitá. Manca una classe di politici. Portare i valori dentro la societá con un’anima. È arrivato il momento di non aspettarene di delegare.
Gerardo Bianco ha portato il suo contributo di politico. Riconosce di avere trovato difficoltá a stare dentro la impostazione di Rosati. Ritiene che la questione cruciale sia il rapporto tra democrazia e cristianesimo. Bergoglio ha lanciato una sfida alla civiltá contemporanea. Dovremmo uscire dal discorso politico. L’economicismo attuale, quello dell’individualismo ha posto in evidenza i vizi anzichè le virtù. L’interesse del fornaio è quello di fornire il pane, non la sua benevolenza. È inevitabile che i cattolici si misurino con i problemi, ma combattere la povertá è realizzabile senza un pensiero capace di produrre ricchezza? Il libro immagina stagione di cattolici adulti. La storia della autonomia dei cattolici va salvaguardata. Ricorda ad esempio la polemica tra Aldo Moro e il cardinale Siri. Il pensiero di Papa Francesco va oltre l’Italia. Il referendum è stata svolta culturale per contrastare il radicalismo. Le leggi possono essere neutrali o avallo di comportamenti. Oggi i desideri diventano diritti. Ricorda le spinte a legalizzare l’incesto in Germania o,alla depenalizzazione della pedofilia in Belgio. Solo la barriera delle coscienze può fermare la deriva. La grande sfida è non rinunciare alla dottrina economica, non solo ascolto, ma guardare ai fenomeni del tempo con un pensiero robusto. Oggi c’è grande vuoto soprattutto se non matura un forte pensiero laico. Riflessioni della sera. La rete può dare molto, ma non può dare tutto. Può dare un resoconto ma non può darti le riflessioni di un libro. Purtroppo siamo dentro una forte crisi culturale che dovremmo affrontare anche con un più forte dialogo non solo virtuale. Abbiamo la fortuna di meditare con le parole di Papa Francesco definito con una bellissima definizione, grande acceleratore di particelle evangeliche.
Il libro di Domenico Rosati vuole muovere le acque. Ci riuscirá?
Roma, 9 dicembre 2014

