Vecchi dc e la memoria di Moro

Vecchi dc e la memoria di Moro

Denunciano il carattere sbrigativo della manifestazione

Inviperiti perché, in occasione del ricordo dell’assassinio di Moro, sono stati tenuti lontani

di Franco Adriano (su Italia Oggi)

I cittadini tenuti dietro una transenna lontanissima dalla lapide. I rappresentanti storici della Dc, ex deputati e senatori che contarono qualcosa, come per esempio Gerardo Bianco, Enzo Carra, Mario Tassone, Maurizio Eufemi e Lorenzo Cesa, tutti costretti ad un umiliante trattativa con gli uomini della sicurezza per restare almeno vicino al blocco, a debita distanza dalle autorità perché, a loro dire l’accesso era riservato agli uomini delle istituzioni graditi al Pd vincente. 

Sabato scorso, in via Caetani, la commemorazione di Aldo Moro, da parte del presidente Sergio Mattarella, ha fatto inviperire i solitamente prudentissimi vecchi democristiani, inducendoli ad affidare ai social network tutta la propria amarezza per una cerimonia così diversa nei toni e nei modi rispetto a quella che celebrava Giorgio Napolitano. 

Il dirigente di uno degli innumerevoli spezzoni della Dc, Attilio Lioi, descrive così il film dell’evento che sembrerebbe svelare l’intenzione di Mattarella di non stringere le mani di certi vecchi «amici», ma nemmeno quelle della gente comune: «La commemorazione in via Caetani con l’algido presidente della repubblica» dice magari un po’ sopra il rigo, Lioi «con i cittadini tenuti dietro una transenna lontanissima dalla lapide, impediti ad accedere e partecipare per ragioni incomprensibili di cerimoniale del Quirinale, sono il chiaro segnale del degrado democratico e del distacco chirurgico delle Istituzioni dal corpo vivo della popolazione civile». La conclusione è una doccia gelata: «I rappresentanti del Pd sono stati capaci di scippare anche questo ricordo, appropriandosene indebitamente quasi in esclusiva, alterando la memoria e la storia stessa. Un film freddo di una commemorazione liturgica anaffettiva, non vissuta e dovuta, per rituale di calendario!».

L’ex moroteo Mario Tassone ha sfogato la sua rabbia facendo un chiaro riferimento alla presenza del presidente della commissione parlamentare su Moro, ossia Beppe Fioroni, in rappresentanza della Camera al posto della presidente Laura Boldrini (il presidente del Senato Pietro Grasso invece era presente) invitandolo ad andare a vedere quali furono i partiti della fermezza e quali quelli della trattativa in quei giorni drammatici. «Le istituzioni hanno inteso seguire un canovaccio di un apparire fugace. E poi i soliti tentativi di alcune forze politiche di occupare la scena», ha scritto, «Tutto si può fare ma non alterare la storia e non è consentito nemmeno ai nuovi arrivati, forti nel potere ma non altrettanto nel pensiero e nei ricordi. La nuova Commissione su Moro può essere fruttuosa nella ricerca della verità se riuscirà a far luce sui motivi reali che videro contrapposti i partiti della fermezza e della trattativa».

Su questa vicenda è stato pizzicato anche l’ex ministro berlusconiano (e orgogliosamente democristiano) Gianfranco Rotondi, il quale ha avuto l’ardire di dichiarare alle agenzie che «Il 9 maggio è sempre un giorno cupo per la repubblica, ma quest’anno si colora di un significato diverso: la presenza di Mattarella al Quirinale dice che le ragioni della libertà e della democrazia sono prevalse trionfalmente su quelle del terrorismo e della illibertà». Perciò è stato redarguito dall’ex senatore e suo amico personale Maurizio Eufemi: «Caro Gianfranco non basta un bel comunicato per stare su pezzo. A volte bisogna essere presenti e fare un piccolo sacrificio per interpretare il profondo disagio che i democristiani veri hanno vissuto oggi, dove i freddi rituali scanditi dall’orologi, prevalgono sui sentimenti popolari. Non v’è mai stata dal 1978 una distanza così forte tra le autorità e i presenti. Solo la preghiera di monsignor Leuzzi, prima e il coro della parrocchia di Ostia ci hanno confortati e abbiamo ritrovato, quando finalmente le autorità se n’erano andate, la nostra meditazione su Moro».

Eufemi ha anche scritto ad Ambra Minervini, figlia del giudice Girolamo Minervini ammazzato dalle Br a Roma il 18 marzo del 1980, che ha deciso di non partecipare alla giornata della memoria perché «stanca di ascoltare discorsi di circostanza che offendono vedove, figli, genitori, fratelli e la memoria dei nostri morti». Ambra Minervini ha ricordato che per ottenere la medaglia alla memoria per suo padre, sua madre «ha dovuto scrivere 15 lettere di sollecito, per vedersela consegnare in un’anonima saletta della prefettura» e che dietro la cerimonia del 9 maggio «c’è il vuoto più assoluto».

Eufemi, che si battè in Senato per dare la medaglia d’oro alle vittime del terrorismo, ammette con lei che «oggi tutto si traduce in qualcosa di burocratico per trasformare in solo evento mediatico ciò che dovrebbe avere bel altro significato». «Non sono mai stato invitato alle cerimonie ufficiali, ma non me ne dolgo perché so di avere fatto il mio dovere di parlamentare per una causa giusta; piuttosto», ha concluso, «come possiamo avere memoria senza memoria?»

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---M.Tassone: il ricordo di MoroSabato scorso abbiamo vissuto una giornata importante a Via Caetani per ricordare l’assassinio di Aldo Moro. Fu la tragedia non solo della famiglia Moro e della scorta, ma di tutto il Paese. Si ricorda non per adempiere ad un rituale, ma per un’intima ed umana esigenza. La memoria serve a rafforzare un sentimento di solidarietà e a guidare il nostro cammino verso sbocchi di civile convivenza, di sviluppo, di giustizia. Non c’è sviluppo se tutto è lasciato ad un tecnicismo arido delle gestione dove si restringe l’area della partecipazione. Le grandi pagine di storia l’hanno scritte i popoli. Il terrorismo è stato sconfitto da una grande mobilitazione e da una diffusa presa di coscienza. Bene ieri a Via Caetani. Toccante il coro di Ostia e la preghiera di Mons. Leuzzi. Le istituzioni hanno inteso seguire un canovaccio di un “apparire” fugace. E poi, i soliti “tentativi” di alcune forze politiche di occupare “la scena”. Tutto si può fare, ma non alterare la storia e non è consentito nemmeno ai nuovi egemoni forti nel potere ma non altrettanto nel pensiero e nei ricordi. La nuova Commissione su Moro può essere fruttuosa nella ricerca della verità se riuscirà a far luce sui motivi reali che videro contrapposti i “partiti” della fermezza e della trattativa. Molti dei protagonisti di allora possono oggi dare un contributo per diradare le tante nebbie che hanno impedito di far chiarezza. E’ una sfida. Ma per questo il Parlamento ha inteso istituire l’ennesima Commissione, altrimenti sarebbe un ennesimo “contributo” a ulteriori, inutili protagonismi.Mario Tassone – 11/5/2015---
 

ALCUNE FOTO DELL’EVENTO

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