Intervista sul referendum costituzionale

Intervista sul referendum costituzionale

– LEI E’ SCHIERATO PER IL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE RENZI-BOSCHI-VERDINI. CI PUO’ SPIEGARE LE RAGIONI PRINCIPALI?
 Le posizioni del comitato popolare per il no sono dettagliatamente espresse e motivate nel sito www.referendumnoino.it   in piena attivitá.  È una riforma che nasce con la pesante ipoteca della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato la incostituzionalitá di alcune norme del Porcellum. Questo Parlamento non poteva intervenire con una riforma così profonda che altera il rapporto Governo-Parlamento. È una riforma che ha visto il pesante condizionamento del Governo che ha dettato ogni passaggio parlamentare impedendo il libero confronto tra le forze politiche. Non dimentichiamo che si arrivò perfino alla sostituzione dei commissari in commissione affari costituzionali.    – A SUO AVVISO, QUALI SONO I PUNTI PIU’ CRITICI DELLA RIFORMA?
Sono molti. I più rilevanti sono il Senato  ibrido, non di eletti ma di rappresentanti dei territori, il procedimento legislativo confuso e contraddittorio, il sistema delle garanzie piegate a vantaggio del partito vincente. I senatori perderanno   di conseguenza il ruolo e la funzione di rappresentanti del popolo. Il Senato diventerá il luogo delle contrapposizioni e delle rivendicazioni. È fortemente indebolito il sistema degli istituti di garanzia. Si accentra tutto al governo. Viene meno il ruolo del parlamento che dovrá solo ratificare, senza possibilitá alcuna di incidere.  La fiducia al governo sará un fatto meccanico. Chi vince con l’Italicum prende tutto. Ma una democrazia non può essere scambiata per il tiro a segno del luna park. Non è il bicameralismo il male delle Istituzioni. Le riforme sia del passato che quelle più recenti sono state realizzate con il bicameralismo paritario. Studi specifici hanno semmai confermato che il Parlamento ha migliorato i testi governativi. È dunque un falso che il bicameralismo ritardi i tempi della produzione legislativa. Con i voti di fiducia il Parlamento è giá disarmato.!   – RENZI E BOSCHI INSISTONO CHE SE NON SI APPROVA QUESTA RIFORMA, PER L’ITALIA PASSERANNO ALTRI QUARANT’ANNI PRIMA DI FARE ALTRE RIFORME. E IL NOSTRO PAESE RIMARRA’ FANALINO DI CODA DELL’EUROPA. SARA’ PROPRIO COSI? 
 Meglio nessuna riforma, che una riforma pasticciata, confusa, pericolosa. L’Unione europea non ci chiede la riforma del bicameralismo, ma altro. Non dimentichiamo che alcune riforme costituzionali imposte dal Governo Monti sono inapplicate come il Fiscal compact. Non va dimenticato che la sinistra vuole correggere le modifiche al titolo V, introdotte con soli quattro voti scarto nel 2001. Quella riforma ha prodotto guasti nel sistema. Oggi il rimedio è peggiore del male. La ricentralizzazione dei poteri viene determinata senza un necessario raccordo con le Regioni. Senza un istituto adeguato aumenterá la conflittualitá, peggiorerá il Welfare State dei cittadini. Basti pensare alla sanitá di competenza regionale. C’è bisogno di dialogo e collaborazione, non di divisioni che accentuano le fratture della societá italiana. Vi sono poi altri pericoli, come quelli di aprire varchi per successive modiche costituzionali  facilitate dalla legge elettorale con premio di maggioranza. Non si può dire intanto facciamo la riforma poi interverremo con correzioni, perchè i danni sarebbero irreparabili. In mancanza di una linea di riforma chiara, si correrebbero gravi rischi nelle fasi di completamento che richiederebbero tempi lunghi e risultati imprevedibili.   – LA COSTITUZIONE E’ STATA SCRITTA SETTANT’ANNI FA DA DIVERSE ANIME DEL PAESE RAPPRESENTATE PER MEZZO DI UN’ASSEMBLEA COSTITUENTE ELETTA CON SISTEMA PROPORZIONALE PURO. L’ITER DI QUESTA RIFORMA HA INVECE VISTO MAGGIORANZE ALTERNE, CONTINUI CAMBI INCOMMISSIONE E L’IMPOSIZIONE DEI VOTI DI FIDUCIA. RITIENE CHE LA MODIFICA DI 1/3 DELLA COSTITUZIONE SIA TOTALMENTE RAPPRESENTATIVA DEGLI ITALIANI?  Tutta la riforma è una anomalia sia rispetto all’utilizzo dell’articolo 138 che era  ipotizzato per piccoli interventi modificativi piuttosto che un radicale cambiamento della seconda parte della Costituzione.  Le forzature sono state evidenti, così come la presenza invadente del governo, in tutto l’iter, ben diversa da quella dei costituenti del 1946 che avevano un grande rispetto per il Parlamento.  Il sedersi tra i banchi parlamentari era la rappresentazione plastica di uno stile che non abbiamo ritrovato.  – MOLTO DISCUSSO E’ IL COMBINATO DISPOSTO CON LA LEGGE ELETTORALE “ITALICUM”. CI SPIEGA QUALI SONO LE CRITICITA’ MAGGIORI? QUALI SCENARI POTREBBERO PROSPETTARSI? Riforma elettorale e riforma costituzionale fanno parte dello stesso disegno. La legge elettorale svuota il Senato del potere di rappresentanza. Solo la Camera esprimerá la fiducia, ma le leggi elettorali non possono essere costruite senza tenere  conto della complessità della societá italiana e delle spinte pluraliste che salgono dal basso e come anche le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato. Con un sistema tripolare, una minoranza elettorale, aggravata dall’assenteismo, rischia di avere pochi consensi e tutto il potere. Con il rischio che si voglia imporre tutto, con conseguenze pericolose sull’equilibrio sociale e sul sistema delle garanzie. Si pensi soltanto ai regolamenti parlamentari congegnati per tutelare le minoranze e quindi il pluralismo. Permane poi il problema dei capilista e dei nominati accentuato per i partiti minori. Il punto di debolezza della legge elettorale è il premio di maggioranza al partito anzichè alla coalizione, impedendo la formazione di coalizioni omogenee nel programma e negli obiettivi di governo, cosa questa che favorirebbe la stabilitá e la governabilitá.
– INFINE, LE CHIEDIAMO DI RIVOLGERE UN APPELLO PER VOTARE NO AL REFERENDUM. Siamo impegnati per il No, perchè non vogliamo far correre rischi al Paese. Manca un disegno complessivo dell’assetto del Paese.in una fase come quella attuale, dopo la Brexit, il Paese ha bisogno di indirizzare tutte le energie verso  i problemi reali del Paese che sono la politica estera e comunitaria, lo sviluppo disuguale, la disoccupazione e il lavoro, il Mezzogiorno, la sicurezza,  la immigrazione.

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