Rottamare la riforma non la Costituzione
L’assemblea nazionale del comitato popolare per il No alla riforma costituzionale guidato da Giuseppe Gargani ha aperto la lunga stagione referendaria in vista del voto di ottobre dando forza e significato alle proprie ragioni con il conforto di eminenti ex presidenti della Corte Costituzionali come Riccardo Chieppa, Cesare Mirabelli e Ugo De Siervo.
Popolari e popolarismo stanno insieme perchè uniti nella difesa dei valori della rappresentanza e della partecipazione democratica, dei corpi intermedi, perni della nostra democrazia.
Sul piano del metodo è stata operata una scelta sbagliata con l’utililizzo dell’articolo 138 per interventi di così vasta portata, nonostante il giudizio della Corte Costituzionale sulla legge elettorale Porcellum che metteva in discussione il premio di maggioranza, piuttosto che un’apposita assemblea costituente. Occorreva necessariamente ridare la parola al popolo sovrano.
Sono state violate le garanzie costituzionali sull’articolo 72 della Costituzione che riservavano alla Assemblea una doppia lettura vera e piena, preferendo scorciatoie procedurali.
La Costituzione non può essere del Governo, come si è fatto, ma di tutti. Le Costituzioni sono fatte per unire non per dividere.
È una riforma ibrida perchè non sceglie nè la forma parlamentare nè quella presidenziale.
È una riforma che non sta in piedi per quante sono le contraddizioni sul procedimento legislativo. Sono forti le preoccupazioni di chi vede che aumenteranno i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni perchè il regionalismo viene cancellato in favore di un neocentralismo sgangherato, senza peraltro individuare nuove forme di raccordo. Viene violentemente strappata la pagina del regionalismo colpendo il sistema autonomistico che si manifesterá nella compressione dello Stato Sociale e in maggiore tassazione locale.
Dunque una riforma che non è coerente con i principi europei in tema di sussidiarietá.
Manca poi un principio di proporzionalitá per la rappresentanza regionale.
C’è il rischio che nonostante tante buone ragioni giuridiche, queste facciano fatica a essere recepite dall’elettorato e dalla opinione pubblica per il peso della propaganda che tenderá a spostare il giudizio sui falsi risparmi, non sui veri contenuti, ma sulla tenuta del governo.
Di fronte a una campagna referendaria che sará aspra, difficile, v’è il pericolo che si inseriscano soggetti esterni in grado di condizionare la competizione. Nei giorni scorsi l’agenzia di rating Fitch ha fatto sentire la sua opinione, paventando i rischi che deriverebbero per il Paese ove la riforma fosse respinta perchè il Governo sta garantendo la stabilitá.
Si tratta di una grave ingerenza su scelte che appartengono esclusivamente al popolo italiano.
Non vorremmo che si mettesse in atto una autentica strategia di tensione sui mercati finanziari paventando pericoli sullo spread e sui tassi e quindi sulla sostenibilitá del debito o sulla tenuta del risparmio delle famiglie.
Respingiamo fin d’ora qualsiasi ricatto sulle riforme. Chi vuole spostare la competizione su questo terreno sa che se rimane sui soli contenuti fa fatica a difendere una riforma piena di contraddizioni, incompleta e che se confermata dal referendum aprirá la strada ad una stagione di ulteriori pericolosi interventi correttivi e integrativi pieni di dubbi e di incognite per il futuro del Paese. Evitiamo dunque di correre rischi e avventure.
Preferiamo rottamare la riforma, non la Costituzione.
Maurizio Eufemi.
Roma, 18 luglio 2016