Recovery fund e controllo parlamentare

Recovery fund e controllo parlamentare

“Non c’è bisogno di inventarsi delle nuove cose, basta applicare il buonsenso e le regole che già abbiamo”.

Così afferma L’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, in Parlamento dal 1983. Tutto vero se il Parlamento funzionasse come dovrebbe e svolgesse le funzioni di indirizzo e di controllo.
La questione è stata posta rispetto all’utilizzo del Recovery fund, con l’accentramento di tutto alla presidenza del consiglio, tagliando anche le funzioni proprie del  Dicastero del Tesoro.
Eppure l’idea della commissione bicamerale non è peregrina. Quando fu emanata la legge sulla ristrutturazione e riconversione industriale la cosiddetta legge 675 , fu costituita una commissione  di controllo ad hoc proprio per valutarne la applicazione insieme ai programmi per le partecipazioni statali. La presidenza fu affidata ad un senatore del PCI Milani. Era la fase della solidarietà nazionale.
In quella commissione furono designati autorevoli rappresentanti dei partiti: da La Malfa a Napoleoni, da Barca a Colajanni da Grassini a Merloni, da Eugenio Peggio a Mario Ferrari Aggradi.
Eppure Casini é lo stesso che nella scorsa legislatura si è dimesso da Presidente della Commissione Esteri per andare a presiedere la commissione di inchiesta sulle banche. Quella azione di indagine avrebbe potuto farla benissimo la commissione Finanze!
Per non parlare di quando nella decima legislatura ha rivestito la carica di vicepresidente della commissione Stragi, presieduta da Gualtieri. Anche quel lavoro avrebbe potuto svolgerlo la commissione Affari Costituzionali.
Ah la coerenza! A giorni alterni, anzi a legislature alterne!

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